draw the line, Campobasso

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Il mio lavoro si basa spesso sul cercare di rappresentare le radici, le origini. Mia nonna e la mia famiglia lo sanno, e mi hanno sempre aiutata conservando per me oggetti o ricordi che mi incuriosiscono e accendono la mia creatività.

Da piccola mi vestivano da Pacchiana.
In casa ci sono delle foto bellissime, di quelle colorate chimicamente, di mia nonna Lucia e le sue sorelle vestite da Pacchiane .

Luvi_Pacchiane
La cosa che mi piaceva di più del costume era lo spillone intagliato a mano da mettere tra i capelli, che “serviva anche a difendersi dai maschi”, ricordo così mi dissero una volta a Frosolone.
Ho preso queste donne e le ho fatte sedere dietro banchi di scuola bianchi, in una classe bianca.

Luvi_Pacchiane_Particolare

Ivana Volpe si è subito dimostrata entusiasta dell’idea. Fin dall’inizio del progetto i banchi “stampati sul muro” erano pensati appositamente per lei.
Coinvolgerla in questo lavoro mi è venuto spontaneo. Io e lei abbiamo già collaborato molte volte, anche perché il nostro percorso artistico viaggia parallelo sin dal liceo.
Siamo nate nello stesso contesto culturale, e di conseguenza condividiamo molti pensieri: Campobasso, una città dove per fare delle iniziative culturali/artistiche bisogna lottare sempre e discuterne come per apparecchiare una rivoluzione.

Luvi_Pacchiana_Trombetta

Il suo intervento tecnico e concettuale è stato fondamentale per la realizzazione del lavoro.
Il muro doveva essere bianco e piatto; così come i banchi, puliti e grafici. Tutto questo doveva contrastare con il mio lavoro pittorico, pieno di colature e colori eccentrici, che cercano proprio di far risaltare i colori artificiali delle fotografie antiche dei fratelli Trombetta, da cui abbiamo preso le immagini.

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Tutto questo serviva a far emergere la donna pacchiana che impara, discute, interviene.
La staticità di un’immagine tradizionale che diventa parte attiva del discorso culturale.
Quindi un misto di contraddizioni sia a livello tecnico che concettuale.
L’iconografia della pacchiana evoca ricordi condivisi nella comunità, immagini note del folklore molisano in continuità con un passato ancora vivo nelle piccole realtà della nostra regione.

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Fa sorridere, ma diciamo che è come se l’immagine della Pacchiana sia un’icona pop molisana.
Volevamo scuotere le nostre radici, volevamo mettere una cosa ferma, statica e tradizionale in un contesto dinamico, farla diventare parte attiva del discorso culturale.
Abbiamo dato la possibilità alle nostre antenate di intervenire, parlare, discutere sul da farsi.

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In tutto sono dieci figure, ognuna è intenta a fare delle azioni che si ritrovano soltanto nei luoghi dove si impara. La prime è interrogata, un’altra alza la mano per intervenire, e le ultime due sulla destra sono arrivate in ritardo. L’immagine originale della figura che alza la mano è una pacchiana di Riccia che porta in testa una brocca di rame.
Il braccio alzato che nella foto dei Trombetta le serviva per svolgere un’azione quotidiana e tipicamente femminile, ovvero andare a prendere l’acqua, nel nostro muro le serve perché ha qualcosa da dire.

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Il titolo “vorrei essere Pacchiana per un attimo” non lo abbiamo inventato noi, ma qualcuno che ha scritto in modo piccolo e non invasivo, quasi fosse una didascalia di un’opera in un museo. Ovviamente abbiamo gradito tantissimo l’intuizione dell’anonimo fan delle bellissime Pacchiane molisane.

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LUVI

draw the line, 2013, Campobasso